VALBISAGNO DI GENOVA: UNA SFIDA!

7 agosto 2016   9:17   Gianfranco Saffioti   Ambiente e Territorio




(Matteo Marino) - Fermare tutto, allearsi e lottare per salvare un fragile ecosistema. Gli allagamenti periodici dipendono dall'alterazione dei cicli del torrente. La biodiversità sui versanti, è compromessa disastrosamente. Il perimetro del bacino idrografico, va segnato appendendo cartelli con scritte cubitali: "territorio del Bisagno", delimitandolo come una riserva indiana.
Per proteggere questa terra non c'è più bisogno di progresso, c'è bisogno di identità diffusa tra vicini di casa: tra chi mangerà le cose del territorio, tra chi vive sullo stesso torrente. Per recuperare ogni progetto di spesa pubblica sulla Valle, oggi orientata verso soluzioni lontane dalla partecipazione dei valligiani. C'è bisogno di vigilanza e di ......allearsi contro gli interessi in gioco, enormi, tutti contro la civiltà e l'umanità. Per la foto: grazie a Pronatura.

I ""piani seri di riassetto idraulico"" non passano necessariamente attraverso "opere idrauliche in struttura". Meglio sarebbe , ad esempio aumentare la permeabilità dei suoli, della viabilità, degli spazi verdi, modificando gli stimoli al pendolarismo giornaliero, aumentando i valori di comunità in ogni centro, popolando i versanti di sane frequentazioni quotidiane, creando un'attrattiva turistica di ampio raggio sulla via romana, sui forti, l'acquedotto, la ferrovia ge-casella, il cimitero di staglieno, gli itinerari storici ed i ponti antichi, cambiando le opportunità di lavoro, ....

Il torrente non è un condotto, non serve aumentare la sezione idraulica. Tra la collina di Albaro e quella di Carignano si stende un grandissimo letto alluvionale che l'acqua non riesce più a raggiungere a causa dei tetti e degli spazi interpossti tutti impermeabilizzati! Basterebbe, pur mantenendo i terrapieni in alveo, assicurare una elevata permeabilità.

Dunque è criminale aumentare l'asfalto nelle aree verdi, e creare selciati con massetti armati sottostanti, in area esondabile rossa, dove non c'erano!

È stato criminale creare gli enormi trovanti in alveo, in c.a., , rappresentati dalle autorimesse interrate di Corte lambruschini, di piazza della vittoria e della Torre s.Vincenzo che andrebbero demolite prima di ogni altra azione edilizia immaginabile ed in atto.

Sarei lieto di argomentare in qualunque sede, su questi spunti.

Ricostruire il transito sul ponte di Sant'Agata non è una prova di design da archistar, è un simbolo ed un parametro per consentire a tutti i valligiani di rileggere per intero le 28 arcate, le 27 pile e le due rampe del ponte. 360 metri di alveo contro i circa 80 attuali. Il progetto del sottoscritto, approvato dalla soprintendenza e compatibile con le prescrizioni vigenti del piano di bacino del Bisagno, con Franco idraulico di 200 cm, rispetto ai transiti circostanti, è pronto e, realizzarlo costa meno di 200 mila €, anche entro Natale 2016. Ed il ponte agibile a ciclisti e pedoni restituirebbe riconoscibilità all'antica via romana, rotta terrestre del porto verso levante, tra San Vincenzo Borgo incrociati, via San fruttuoso, salita della noce ed il valico di San Martino verso lo Sturla. Da 20 anni divulgo queste cose, prima pressoché ignote, in Valle ed in città.

Fonte: https://www.facebook.com/matteo.marino.14/posts/1115893488486123




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