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LE DIVERSE CAUSE DEL CALDO

24 Giugno 2020   18:40   Matteo Sacchetti   Focus


La proiezione probabilistica per la mattina di domenica 28 giugno 2020 sul Vecchio Continente, elaborata dal modello statunitense GFS.


In estate fa caldo: una banale affermazione (ancora di più in tempo di global warming) dietro la quale si nascondono ragioni diverse che possono dare origine a onde di calore vere e proprie ovvero a fasi estive marcatamente sopra media sia dal punto di vista termico che dei geopotenziali.
A rendere ancora più durature e temibili le “heat waves” in ambito mediterraneo possono operare diverse concause:

- l'altezza delle fasce tropicali che dipendono dall'estensione verso nord dell'ITCZ che tende a rendere maggiormente invadente il dominio della “Cella di Hadley”;
- il comportamento della corrente a getto, facente capo, con le proprie ondulazioni, alla circolazione extra tropicale;
- le pregresse condizioni di temperatura del Mediterraneo.

1. Le fasce tropicali

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Mediterraneo e la nostra Penisola non solo si affacciano all'Oceano Atlantico che opera, grazie alle sue correnti, una funzione mitigatrice del clima ma “appoggiano i piedi” su un continente molto caldo ovvero l'Africa.

 

 

 

 

 

 

 

Il comportamento quindi dell'ITCZ, generato dalla convergenza degli alisei, non è omogeneo bensì subisce delle variazioni anche importanti in prossimità dell'Africa ove l'ITF (cioè quella sezione dell'ITCZ che transita sul continente) subisce gli effetti locali di altri venti che si sovrappongono e che trovano la propria origine dal marcato scarto termico tra le terre calde e i mari circostanti: i monsoni.

 

 

 

 

 

 

 

 

In estate a determinare questa spinta verso nord dell'ITF nella sua porzione più occidentale è il monsone meridionale (WAM: western african monsoon) la cui intensità maggiore o minore tende a spostare verso nord le fasce tropicali rendendo maggiore o minore la probabilità di avere invasioni molto calde di promontori stabilizzanti verso il Mediterraneo.

2. La corrente a getto

La corrente a getto è il motore del tempo che opera alle medie latitudini e alle latitudini polari.

 

 

 

 

 

 

 

Viene influenzata da molteplici fattori (circolazione polare, anomalìe termiche oceaniche, fasi convettive indo-pacifiche equatoriali, ecc) e nasce sostanzialmente a causa del massimo scarto termico, che troviamo ad alta quota, tra l'aria calda sul proprio bordo meridionale e quella fredda ubicata a nord.
Questo contrasto di temperatura e di pressione, grazie alla rotazione terrestre, genera un fiume di correnti convergenti occidentali che possono essere più tese o più ondulate.
Durante la stagione estiva, la minore alimentazione di aria fredda, tende a far attenuare il gradiente ovvero questo scarto termico e la corrente a getto si trova più spesso ondulata fino, in certi casi, alla sua frattura.
Quando la corrente si frattura viene meno il dinamismo della circolazione e le figure bariche assumono un maggiore carattere di staticità.
Anche una marcata ondulazione del getto fino alle medie latitudini dell'oceano atlantico può essere motivo di risalite calde richiamate dal nord Africa e quindi di onde di calore in concomitanza o meno di un ITCZ elevato.
E' evidente che la somma di componenti tropicali convettive (ITF) con una particolare condotta della corrente a getto può fornire la situazione ideale per onde di calore particolarmente tenaci.

3. Le pregresse condizioni termiche del Mediterraneo

Da ultimo, a livello locale, è stato recentemente dimostrato che anche il Mediterraneo nel suo piccolo può determinare variazioni nel comportamento che attiene alla risalita e alla stabilità delle onde di calore nord africane.
Dimostrato infatti che l'attività convettiva Africana tende a far traslare verso nord le onde termiche stabilizzanti, situazioni pregresse legate ad un Mediterraneo particolarmente caldo, predispongono condizioni di partenza che facilitano la migrazione della Cella di Hadley verso latitudini settentrionali a causa della forte evaporazione delle acque, alla diminuzione della pressione media nel Mediterraneo e quindi alla minore opposizione che le onde di calore trovano a salire dall'Africa verso superfici più fresche (come i mari e gli oceani in generale).

POSSIBILI PROSPETTIVE

Detto ciò in estrema sintesi, le condizioni attuali che ci hanno traghettato verso una fase maggiormente stabile, dopo un mese di giugno connotato da tempo fresco ed instabile nelle prime due decadi, sono principalmente da attribuirsi ad una variazione sostanziale della corrente a getto a sua volta influenzata, nel caso specifico, da uno spostamento della convezione tropicale (Madden Julian Oscillation) che va ad enfatizzare verso il Mediterraneo una componente stabilizzante “mista”:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la componente atlantica (o azzorriana) che prevale è il risultato di un buon gradiente in pieno oceano atlantico fino grossomodo al Regno Unito che tende a livellare le fasce tropicali oceaniche con una tipica disposizione zonale ovvero da ovest verso est;
la componente africana in sovrapposizione ma non particolarmente marcata, a causa anche di un ITF ancora sottomedia, dipende dal principale centro motore che va a persistere in questa fase ad ovest del Regno Unito a causa di un rallentamento verso est della corrente a getto.
La maggiore influenza di questa componente si rinviene su Spagna, parte della Francia meridionale con estensione su parte della penisola italiana.
Al momento non pare scontato il fatto di doversi attribuire a quest'onda stabilizzante carattere di persistenza in quanto basterebbe che la componente convettiva equatoriale spostasse nuovamente il proprio centro di azione per rimescolare le carte.

Staremo a vedere.




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