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Nessuno è al sicuro!

12 Aprile 2014   11:18   Gianfranco Saffioti   Editoriale



Impariamo a conoscere il concetto di "resilienza", perchè da più di vent'anni paghiamo un servizio che non c'è e ognuno di noi deve fare la sua parte!

Siamo in tempo di pace, meteorologicamente parlando, e sembra quasi fuori luogo parlare di allerte, protezione civile inefficiente e procedure inefficaci, o di morti ammazzati, di tragedie senza fine, di montagne assassine o fiumi impazziti...

Sembra davvero fuori luogo perché la gente dimentica in fretta, e si dimentica anche di cercare i colpevoli, di riflettere e di comprendere ogni singola causa che possa aver seminato morte e distruzione... perché è molto più semplice mettersi il cuore in pace, la pioggia era troppa, il terremoto non era prevedibile, la frana è stata improvvisa, la valanga forse solo una sfiga...

Ma l'ennesima ricorrenza di quel maledetto terremoto in Abruzzo che colpì la splendida L'Aquila e i suoi dintorni non può, ancora una volta, non riportare all'attenzione delle nostre coscienze e della nostra memoria, un dramma e un dolore non solo per le 309 vittime di quel 6 aprile del 2009 ma anche e soprattutto per come, anche in quella occasione, la protezione civile condusse la gestione dell'intera drammatica catastrofe.

Potrei scrivere di Bertolaso, delle mazzette, dell'euforia di alcuni malsani imprenditori che gioirono alla notizia del terremoto, potrei scrivere di Berlusconi che allargò l'intervento della protezione civile dalle emergenze ai grandi eventi, e che i grandi eventi erano decisi dallo stato che poterono così gestirli aggirando qualsiasi normativa, ogni legge e qualsiasi regola anche di buon senso in quanto la stessa protezione civile legittimata ad agire, decidere e intervenire al di sopra di tutto!

Ma la gente sa e dimentica, ed è meglio così, c'è chi ha da affrontare i problemi quotidiani, chi da bagnare e coltivare il proprio orticello e il bene comune diventa un sentimento da soffitta, da tenere lì pronto per l'occasione giusta!

bertolasoLa gente abruzzese invece sa e non dimentica, non dimentica tutte le rassicurazioni che venivano propinate dalla protezione civile, nonostante uno sciame sismico che durava da mesi, ma il 6 aprile del 2009 è tragica fatalità, terremoto imprevedibile e la macchina da soldi più potente dello stato finalmente poté mettersi in moto, catapultando agli onori nazionali e mondiali l'eroe Berlusconi e il suo braccio armato Guido Bertolaso.

Ed è sempre il solito film, cambiano i protagonisti, cambia la geografia, cambiano i morti ma la sostanza resta sempre la stessa... terremoto prima, alluvione dopo, denominatore comune la mancanza totale di prevenzione, le solite banali raccomandazioni improponibili e di conseguenza disattese, il sentimento comune che tanto non accadrà nulla, e la consapevolezza al limite dell'autogiustificazione che comunque qualcuno ci penserà, dalla protezione civile in poi qualcuno ci penserà...

Un'organizzazione nazionale che muove centinaia e centinaia di milioni di euro all'anno ma lo fa nei modi e nei tempi sbagliati, al netto dei disonesti e dei mandanti politici, anche solo fosse comandata e gestita da uomini di buon senso la protezione civile è un pachiderma istituzionale che va estirpato, azzerato e ricostruito, partendo dal basso, dalla vera cultura, quella che si può fare dalle scuole e con le scuole, con le tecnologie messe a disposizione di tutti e non di pochi, con una politica di edilizia e di territorio priva di speculazioni con l'unico obiettivo del bene comune che deve sempre essere superiore al bene di pochi...

Ci vorranno anni, ma intanto ne sono passati già ben 22 dall'istituzione di un organo che, in termini di prevenzione, non è mai riuscito ad evitare una sola tragedia. E allora occorre comprendere che non solo non siamo al sicuro perchè viviamo in un territorio fortemente sismico, a grandissimo rischio idrogeologico e che abbiamo deturpato per anni e che continuiamo a violentare in barba alle tragedie, ma anche e soprattutto perchè ciò che paghiamo per aiutarci a rendere meno pericolosa la città, il paese o la casa in cui viviamo semplicemente non lo fa.

Crediamo di essere al sicuro ma non lo siamo, crediamo di vivere su fondamenta solide e soffitti incrollabili, crediamo di essere protetti e fingiamo tutti i giorni di vivere una vita normale in un posto normale dimenticandoci dei pericoli di una Terra che è sempre in movimento, dei fiumi e dei torrenti incappucciati col cemento, dei boschi abbandonati e delle case costruite a qualsiasi costo.
Crediamo di essere al sicuro perché rassicurati da una protezione civile che dovrebbe insegnare, vigilare, avvertire, allertare e intervenire per tempo e così mentre la terra trema non usciamo di casa perché tanto passerà e mentre un torrente esonda in mezzo alla città siamo tutti per strada affaccendati nella nostra vita quotidiana… e i morti si sentivano al sicuro, perché il terremoto non doveva esserci, perché quel fiume non doveva esondare.

E allora mi viene da chiedermi, oggi come allora, perché paghiamo così tanti strumenti, così tante persone e così tante strutture con l’unico scopo di farci raccontare le tragedie quando ormai si sono consumate… e quando chiedi loro di poter accedere, come cittadino, a tutela di te stesso e della tua famiglia a quegli strumenti, a quei dati e a quei segnali inequivocabili di un pericolo imminente ti chiudono la porta in faccia perché gli esperti sono loro, mentre in realtà stanno solo proteggendo il loro finto posto di lavoro!!!

E i cittadini, come hanno fatto attraverso Limet, mentre da una parte pagano sensori sismici, sismologi, funzionari della protezione civile, pseudo esperti di eventi calamitosi, pluviometri, idrometri, software all’avanguardia che dovrebbero saper prevedere un eventuale disastro, dall’altra sono costretti ad organizzarsi da soli, dotandosi di tutto ciò che serve per poter affrontare un’eventuale emergenza, passione, cultura, divulgazione, competenze, conoscenze, rete, strumenti e comunicazione diretta, continua e tempestiva… cercando di innalzare il livello di quella che viene definita la “resilienza” cioè la capacità di un popolo o di una comunità di affrontare e superare un’avversità come una calamità naturale.

In Liguria siamo stati forse i primi a creare una vera e propria struttura organizzativa alternativa alle funzioni istituzionali, in principio (inizi anni 2000) con le aggregazioni virtuali sul web, poi finalmente con una vera e propria associazione di volontari che mettono a disposizione di tutti strumenti, dati in tempo reale, competenze, esperienza, conoscenza del territorio e cultura meteorologica.

E siamo altrettanto fieri, dopo aver raggiunto i 2 milioni di visite all’anno, che altri cittadini stiano percorrendo strade simili, perché noi non siamo in concorrenza, non dobbiamo salvaguardare un posto di lavoro ma abbiamo semplicemente l’obiettivo di rendere tutti consapevoli che il territorio dove viviamo va salvaguardato e non sfruttato e una certa cultura e la conoscenza di strumenti e tecnologie a portata di cittadino possono anche aiutare ad evitare qualche tragedia ben consapevoli di dove viviamo e dei danni irreparabili che abbiamo causato.




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