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SIBERIA: UN NUOVO CRATERE DI 50 METRI SI È APERTO

4 Settembre 2020   22:15   Vittorio Scrivo   Didattica


Il cratere rinvenuto di recente.


È accaduto in Siberia. Durante un sorvolo in elicottero, una troupe televisiva del canale Vesti Yamal ha notato una buca che prima non esisteva. Avvicinandosi i reporter si sono resi conto che non si trattava di un forellino, bensì di un enorme cratere cilindrico profondo 50 metri. Tutto intorno hanno rinvenuto pezzi ghiaccio e roccia, distanti anche centinaia di metri dall'epicentro. Secondo gli scienziati la causa è da ricercarsi nell'esplosione di una grande bolla di gas metano sotteranea, dovuta allo scioglimento del permafrost, il terreno perennemente ghiacciato tipico delle regioni artiche e sub-artiche.

Si deve sapere che sotto il permafrost della tundra siberiana si nascondono alcuni dei più vasti depositi di gas metano del pianeta, generati dall’attività di batteri che consumano i resti organici di animali e piante accumulatisi nell’arco di migliaia di anni. Ma a causa dei cambiamenti climatici e dell'aumento delle temperature, particolarmente accentuato a queste latitudini, il permafrost va destabilizzandosi e sciogliendosi, generando l'esplosione delle sacche di gas sottostanti e l'apertura di enormi crateri.

Nel 2017 uno studio ha rivelato la presenza di circa 7.000 sacche di gas sotto la penisola di Yamal, proprio dove è stato rinvenuto l'ultimo cratere. Ora, si provi ad immaginare cosa potrebbe significare il rilascio di una tale mole di gas metano in atmosfera, considerato, peraltro, che il metano è un gas ad effetto serra 84 volte più potente dell’anidride carbonica (CO2), il principale dei gas rilasciati dalle attività umane.

Se l'attuale trend volto al surriscaldamento proseguirà, è lecito attendersi che, anno dopo anno, un numero via via maggiore di tali sacche andrà incontro ad esplosione, con il conseguente rilascio di quantitativi di gas metano sempre più grandi in atmosfera, quindi un aumento dell'effetto serra, che a sua volta non farà altro che catalizzare ancora di più l’aumento delle temperature. E così via, in un deleterio circolo vizioso.




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