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IL RITORNO DELLA “BAMBINA”. QUALI EFFETTI?

21 Maggio 2020   0:08   Matteo Sacchetti   Focus


primi segnali della Nina


Gli esordi della Nina, la sorellina fredda di El Nino, sembrano essere ai nastri di partenza con una significativa diminuzione delle temperature superficiali delle acque tropico equatoriali del Pacifico centro orientale.

L’ultimo episodio risale al 2017 mentre l’ultima sua manifestazione in prossimità del trimestre estivo risale al 2010 e annovera anche gli anni 2007 e 1998.

Da chiarire subito che mentre nel continente americano e nel continente marittimo (Oceania) gli effetti della variazione dell’ENSO nelle sue diverse forme, calda e fredda, hanno una correlazione diretta e con effetti piuttosto standardizzati in termini di temperature ma soprattutto di precipitazioni, il “ponte teleconnettivo” più remoto che conduce fino al continente europeo, ci porta a considerare gli effetti dell’impatto oceano-atmosfera di questa importante anomalìa, più indiretti e mediati attraverso una fisiologica attenuazione della spinta calda delle fasce tropicali e della minore espansione verso nord della Cella di Hadley.

Per vedere quali potrebbero essere gli effetti di tutto ciò, si tende in questi casi a operare delle verifiche con gli anni analoghi presi in considerazione.
Proprio questi ultimi (prendiamo proprio il 1998,2007 e 2010) tendono a mostrare un’estate europea complessivamente non troppo rovente e con valori termici non lontani dalle medie del periodo soprattutto al nord dove le condizioni di stabilità risultano interrotte da episodi instabili.
Gli episodi di calore più intensi hanno privilegiato in quegli anni l’Europa orientale spingendosi localmente anche verso il Bacino centro orientale del Mediterraneo con influenze un po' più frequenti sull’Italia meridionale e in parte centrale.
Anche il regime precipitativo ha visto maggiori fenomeni concentrati verso le regioni Alpine e il nord Italia mentre le regioni più asciutte sono state quelle del sud Italia e delle Isole Maggiori (specie la Sicilia).
Su tutte queste considerazioni occorre ovviamente posare il cappello del riscaldamento globale e delle maggiori spinte che le onde di calore ricevono ormai dalle regioni tropicali complice una corrente a getto occidentale spesso indebolita da un progressivo costante riscaldamento degli oceani.

Tuttavia le annotazioni fin qui fatte potrebbero condurci verso un’estate meno inclemente (dal punto di vista degli eccessi termici) rispetto ad altre recentemente trascorse, senza voler anticipare poi troppo riguardo al mese di settembre che, in condizioni di La Nina, ha visto sovente una regressione più tempestiva se non proprio anticipata della stagione estiva.




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